GO! To Zò

GO! to Zo

GO! To Zo’ – Rassegna di arte contemporanea
a cura di Andrea Cioschi e Antonio D’orazio
Zò cafè, Bologna

Una storia che nasce nella vita e prosegue nell’arte: Transfert è uno sviluppo circolare che fonde l’immaginario e il reale, la visione e la trasformazione, il corpo e gli ambienti che abita. Paolo Ferro utilizza la fotografia per dare vita a un’installazione in cui l’immagine diventa uno strumento narrativo e concettuale al tempo stesso. Il piccolo formato delle fotografie e la loro composizione in una sorta di anello, che non prevede né inizi né fini, rappresentano la grammatica di una narrazione che sconfina nella catalogazione. Come se la vita e l’immaginario si fondessero nel laboratorio di un entomologo o nelle teche di un museo. Un linguaggio che non prevede una via a senso unico per la lettura ma una partenza casuale che può variare e che riconduce laddove si era iniziato il discorso. E la vita si racconta per immagini, in un diario visivo in cui le date sono ancora da scrivere e le pagine continuamente mescolate tra loro. Come succede nel gioco della vita, le carte si sovrappongono, si accostano in base a forme e colori, si scombinano e si ricombinano secondo un ordine diverso. Così gli eventi nelle immagini di Paolo Ferro sembrano sfuggire a ogni pretesa di staticità e di ordinamento, esigono la confusione, l’abbaglio del senso perché nascono da un meccanismo psicologico che non ha nulla a che vedere con la razionalizzazione delle cose del mondo. Il transfert è proprio sintetizzabile come un’idea di confusione, in cui l’oggetto o la persona che si ha di fronte viene rivestito con un’immagine altra. Una sovrascrittura di sensazioni, pulsioni, emozioni, accidenti, un inconveniente della mente che fa si che la persona sia sempre scambiata con una figura proveniente dall’immaginario. Un continuo efflusso di stimolazioni e derive sensoriali, Transfert è anche una danza infinita dei corpi negli ambienti. Proprio in quanto contaminati con le visioni dell’immaginario, i corpi esposti nelle immagini di Paolo Ferro subiscono una serie interminabile di modificazioni e trasformazioni. Vengono dipinti, immersi in luci colorate, attraversati da insetti, spogliati, visitati e rivisitati dall’occhio fotografico. E si immergono in modo straniante negli ambienti della vita e del lavoro dell’artista, nello studio, nella serra, nelle stanze private, come se la loro vitalità derivasse da una sorta di traspirazione dell’atmosfera che li circonda. Ancora, sono corpi che entrano in relazione con oggetti, oggetti del desiderio e oggetti di gioco, oggetti di consumo e oggetti recuperati direttamente dalle simbologie dell’inconscio e con ulteriori immagini, dai libri di biologia ai cataloghi di fotografia, immagini su immagini, ancora un circuito circolare dell’eterno ritorno. Una girandola di eventi minimi che lentamente si spostano, percorrono linee tangenziali, aprono sentieri laterali e inaspettati. L’eterno rimbalzare della personalità nella promiscuità della vita.

Andrea Cioschi

GO! to Zo’ è una rassegna di arte contemporanea di ricerca che presenta il lavoro di numerosi artisti con cadenza settimanale. La rassegna, iniziata ad ottobre 2004, proseguirà fino a giugno 2005 facendo abitare gli spazi dello Zo’ Caffè da opere fotografiche, installazioni, videoproiezioni di più di 30 artisti italiani. L’ideazione e la cura della rassegna è di Andrea Cioschi (curatore indipendente dal 1998, redattore della rivista VIRUS MUTATIONS e autore di pubblicazioni in VIRUS ART, curatore della rassegna URB_10, collaboratore della rivista AROUND PHOTOGRAPHY) ed Antonio D’Orazio (curatore dal 1996 di rassegne d’arte contemporanea in numerosi spazi come Villa Serena – Bologna, Campo delle Fragole – Bologna, e URB_10). Ogni mostraèט accompagnata da un testo critico di autori tra cui: Linda Maria Briotti, Daniele Campagnoli, Elvira Vannini, Micol Di Veroli, che confluiranno in un catalogo la cui pubblicazione è prevista per l’autunno 2005. GO! to Zo’ è un’occasione per mettere in atto la sperimentazione dei linguaggi artistici e critici, un momento in cui operare verifiche, approfondire confronti, rendere pubblico il proprio lavoro e dibatterne il senso. Nasce dall’esigenza di fornire spazio e tempo alla ricerca, un luogo in cui fare abitare riflessioni, cogliere spunti, dare un nome alle immaginazioni. Una rassegna come una mappa culturale da tracciare intorno a stati d’animo, turbamenti, cognizioni, ginnastiche mentali.

 

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